Mattia Fortin segue le orme di papà Marco: da riserva a Superman, si sta prendendo il Palermo
Al minuto 92 di Avellino-Palermo, quarta giornata di Serie B finita 1-1 la scorsa domenica, gli 11.000 del Partenio-Lombardi erano già con le braccia alzate guardando Walid Cheddira calciare a botta sicura verso la porta. Ma le urla e le esultanze sono rimaste strozzate in gola da un tuffo repentino, un gran riflesso, del giovane portiere rosanero Mattia Fortin. Che si sarebbe ripetuto, con la quarta parata della sua partita, poco dopo su Biasci. Permettendo al Palermo di Inzaghi di rimanere imbattuto e portare via un punto prezioso da Avellino. Una partita che Fortin neanche avrebbe dovuto giocare. Classe 2003, una promozione dalla C alla B con il Padova 2024/2025, è in prestito dal Lens (Ligue 1), e avrebbe dovuto fare da secondo a Joronen prima, a Perin poi, di fatto come terzo portiere. Ma gli infortuni di uno e la condizione ancora non stabile dell’altro gli hanno regalato due grandi occasioni. A cui ha risposto mantenendo la porta inviolata contro la Juve Stabia, risultando decisivo, anche più di Pohjanpalo e Johnsen, ad Avellino. E sabato contro il suo Padova, dove ha firmato il primo contratto da professionista nell’agosto del 2022, sembra destinato a partire di nuovo dall’inizio al Barbera. Per la gioia di papà Marco, che ha compiuto questo percorso prima di lui.
Eredità – Mattia è infatti il figlio di Marco Fortin, ex portiere, protagonista dei primi anni 2000. Ricordato principalmente per la scelta di indossare spesso il numero 14, giocando con la pronuncia del suo cognome (che suona appunto come l’inglese “fourteen”). Oggi si occupa di web marketing dalla sua casa di Noale, in Veneto, e già qualche anno fa aveva avvisato il figlio, ai tempi nelle giovanili del Padova, di non azzardarsi a giocare con il suo stesso numero: “Quello è il mio simbolo, vengo quasi ricordato più per quello che per le parate”. Peccato che alla fine l’indicazione paterna non sia stata rispettata, e Mattia indossi la maglia numero 14 del Palermo (“tutti chiamano così anche me, sarà dura farglielo ammettere ma papà ne sarà orgoglioso”, aveva raccontato). Fortin senior è però stato anche un ottimo portiere, con 73 presenze in Serie A con Siena e Cagliari, tra il 2004 e il 2008. Marco lega la sua principale fortuna proprio alla squadra toscana, dove ha vinto l’unico trofeo di rilievo nel suo palmares, la Serie B 2002/2003 che sancì la prima storica promozione nella massima serie per i bianconeri. Fortin fu grande protagonista con 37 partite giocate su 38 e solo 23 gol subiti in quella stagione trionfale. Il culmine di una carriera iniziata nelle giovanili dell’Inter, a metà anni ’90, con l’esordio in Serie B con il Treviso, tanta Serie C e la chiusura con il Calvi Noale, squadra del paese natale. Dove ha anche vinto un campionato di Eccellenza, nel 2014/2015, a circa 40 anni, prima di smettere. Finì in porta perché non aveva voglia di correre, il figlio Mattia è ben diverso: “Sono sempre stato sicuro di voler fare il portiere. Anche perché sono cresciuto seguendo le partite di papà e mi sono innamorato del ruolo. Mi ha ispirato”.
Futuro – Un’ispirazione che Fortin junior sarà chiamato a mettere in campo in una squadra ambiziosa come il Palermo, che punta una Serie A che manca ormai da dieci anni (ultima apparizione nel 2016/2017). In cui lui, approfittando delle occasioni dovute all’assenza dei titolari, tra cui un gigante come Perin, ha saputo ritagliarsi uno spazio importante. Alla prima di campionato, dopo aver tenuto inviolato la porta in Coppa Italia contro il Lecce, ha abbassato la saracinesca nei confronti della Juve Stabia, parando quattro tiri su quattro. A cui si aggiungono i quattro su cinque contro l’Avellino, assolutamente incolpevole sul gol subito: ciò vuol dire che Fortin ha parato circa il 90% dei tiri arrivati nello specchio della porta. Comportandosi come ci si aspetta dal portiere di una squadra d’alta classifica, anche molto freddo e lucido a non tremare sulle occasioni arrivate nei minuti finali. D’altronde Mattia era anche iscritto alla facoltà di psicologia, dunque sa come lavorare su sé stesso ed è un ragazzo con degli obiettivi chiari in testa. A 23 anni potrebbe essere arrivato al punto della piena maturazione, avendo esordito in B già lo scorso anno e in anticipo rispetto ai 25 del padre all’esordio in Atalanta-Treviso del settembre 1999. Curiosamente, anche Marco giocò per la prima volta con la nuova maglia in qualità di secondo, sfruttando la squalifica del primo portiere Aldegani. Ora, può essere un padre orgoglioso. Con Mattia protagonista nel Palermo che ha la massima serie come obiettivo dichiarato, e non come sogno. E il segno distintivo, oltre al numero 14 prerogativa di famiglia, sono le parate decisive. Mattia Fortin, da riserva di lusso a protagonista, potrebbe aver trovato la strada giusta per il suo sogno Serie A.