Il doge torna a Venezia, la prima di Pohjanpalo davanti ai suoi ex tifosi

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A suon di gol si era conquistato l’appellativo di “Doge”. Ben 48 centri in 96 partite ufficiali. La sua partenza a gennaio del 2025 ha infranto cuori, quelli dei tifosi (e di tante tifose arancioneroverdi), ma anche di chi crede ancora nelle bandiere nel calcio, di chi si aspetta che ci possa essere anche un risvolto romantico nelle carriere dei calciatori.

Joel Pohjanpalo a Venezia aveva messo radici. Ha concepito e fatto nascere la sua figlioletta. Aveva scelto, con una decisione contro corrente poi imitata da Hans Nicolussi Caviglia, di vivere nella città d’acqua. Quella dove per spostarti o vai a piedi o prendi il mezzo pubblico acqueo oppure hai una barca a remi o a motore privata. Dove tutto è più lento, ovattato, a dimensione d’uomo. Dove lo stadio è circondato dall’acqua della Laguna. Dove un centravanti puro come lui, con il fiuto del gol e che in area era quasi immarcabile, mancava da qualche anno.

Nessuno avrebbe pensato che il “Pohja”, come lo chiamavano in Curva Sud ma anche i tifosi da bar evitando equilibrismi con la lingua per pronunciare esattamente il suo nome, potesse lasciare Venezia e trasferirsi a Palermo. Nella cavalcata che ha visto il Venezia conquistare la Serie A nella finale play-off vinta con la Cremonese due anni fa, Joel da Helsinki, segnò 22 reti. Ma la grande forza, il carisma, il biondo centravanti la esprimeva non solo in campo ma anche e soprattutto fuori del rettangolo di gioco del Penzo. I suoi profili social hanno pubblicato da Venezia alcune foto che resteranno iconiche: da quella seduto su un tavolino lungo il Canal Grande mentre beve uno spritz, a quella mentre guida un barchino che aveva appositamente acquistato per girare per i canali di Venezia, fino alla foto mentre sbarca da un taxi acqueo con la carrozzina pochi giorni dopo la nascita di sua figlia.

Pohja nel settembre del 2023, l’anno della promozione in A, firmò il prolungamento del contratto fino al 2027: quel giorno la società scelse di farglielo sottoscrivere nello store di Rialto mentre lui indossava la maglia a righe bianche e blu studiata appositamente dal Venezia Fc per ricordare l’abbigliamento tipico del gondoliere: e quel segno con la biro sul contratto fu un evento che mandò in tilt la circolazione pedonale.

Pohjanpalo per i tifosi era “uno di noi” perché a fine partita, soprattutto dopo una doppietta o una bella vittoria, era solito recarsi al chiosco che si affaccia sulla Curva Sud del Penzo e farsi spinare una birra. Gesti di per sé normali, da terzo tempo per le partite di calcetto tra amici, ma che lui ha saputo trasformare in momenti unici che ogni volta lo legavano sempre di più alla gente di Venezia e del Venezia.

Ma le cose belle prima o poi finiscono. Anche nel calcio. Venezia ha guardato avanti. Lo fa da 1605 anni. E passato un doge ne è arrivato un altro, sotto forma di allenatore: Giovanni Stroppa. La squadra è tornata in A e aspetta Pohja al Penzo per salutarlo, forse anche per fischiarlo. Ma il bello del calcio è anche questo.

Redazione

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Fonte della notizia: Repubblica

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