Quattro gol, il ruolo da vicecapitano e una quantità impressionante di corsa e sacrificio. Segre è uno dei protagonisti della stagione del Palermo. Il centrocampista rappresenta uno dei simboli dello spirito della squadra: intensità, attaccamento alla maglia e una leadership che si riflette anche nello spogliatoio.
Partiamo dalla partita col Mantova: dopo la sconfitta di Pescara era importante ripartire…
«Dopo un ko l’importante era ritrovare la nostra identità, quella che abbiamo avuto in tutte le scorse partite, ed è stato importantissimo perché l’abbiamo mostrata in una gara difficile che poi, per varie vicissitudini, è diventata tosta. Però abbiamo retto bene. Abbiamo dimostrato di essere una grande squadra: abbiamo lottato fino alla fine e abbiamo portato a casa tre punti fondamentali, perché da ora in poi ci aspettano delle finali. Poi è stata anche la nona vittoria consecutiva in casa».
Nelle ultime settimane il Palermo ha infilato una lunga serie di risultati utili e il Barbera è tornato un fortino: cosa è cambiato nella mentalità della squadra?
«Quando entri in quel campo senti veramente il tifoso che entra dentro la tua pelle e ti spinge, anche quando sei stanco, a dare tutto fino all’ultimo secondo. Regalare gioie ai nostri tifosi penso sia la cosa più bella».
In questo rush finale di campionato qual è il fattore che può essere determinante?
«Sicuramente il fattore mentale. Saranno dieci battaglie e occorre essere mentalmente pronti a tutto. Serve essere gruppo, come stiamo dimostrando da inizio anno. Tutte le partite si vincono con l’unione e soprattutto con la forza di volontà. Bisogna fare quello che stiamo facendo sempre, con grandissima positività e con il sorriso stampato in faccia, perché solo così si ottengono grandi cose».
Quanto ha inciso l’arrivo di Inzaghi sulla mentalità dello spogliatoio e sul vostro modo di interpretare le partite?
«Tanto. È una persona che ci trasmette l’obbligo di vincere, ha la vittoria nel sangue. Entriamo in campo inferociti, con la voglia di portare a casa i tre punti, e lo facciamo fino alla fine. In ogni partita diamo tutto»