Rossi: "Bari? E’ una sorpresa. Champions? gl'obiettivi vanno centrati"[ venerdì 29 gennaio, 2010 ore: 14:10 ]"Come arriviamo al Bari? Veniamo da una buona prestazione, che ha dato grande consapevolezza nei nostri mezzi. Se giochiamo in una certa maniera mettiamo in difficioltà tutti, contrariamente soffriamo con tutti". Intervenuto in conferenza stampa, il tecnico rosanero
Delio Rossi si è soffermato sulla sfida tra il Bari e il Palermo di domani.
"Che insidie si prospettano? In un campionato di serie A, se hai vinto la B e confermi lo stesso gruppo, hai grande entusiasmo e voglia di affermarti - ha spiegato l’allenatore del Palermo - così è per il Bari. Sicuramente sono la sorpresa del campionato: sono umili e compatti e sanno cosa devono fare in campo. Basti guardare le partite che hanno fatto in casa contro le grandi".
"Champions? Gli obiettivi non vanno dichiarati ma centrati. Io so di avere una buona squadra, non dobbiamo nasconderci. Ma il confine tra il raggiungimento o meno di un obiettivo è labile - ha spiegato il tecnico del Palermo - basta una partita fatta bene o male e cambia tutto. Per questo preferisco basarmi su dati di fatto.
Se l’arrivo di un giocatore di valore può dare fastidio allo spogliatoio? Assolutamente no, ma prima bisogna trovarli questi giocatori. Bisogna trovare un giocatore che migliori davvero la rosa: il problema è che chi ce li ha se li tiene, a meno di avere tanti soldi da spendere. Solo i giocatori "ciucci" alterano gli equilbri, non quelli bravi.
La buona prestazione di Pastore mi mette in difficoltà? Mi avrebbe messo in difficoltà se avesse giocato male. Voglio essere messo in difficoltà dai miei giocatori, mi preoccuperò quando avrò certezze sulla formazione la sera prima di una partita.
Hernandez? E’ importante che abbia preso il treno giusto, sta a lui ora ripetersi su quei livelli perchè la pietra di paragone sarà sempre la partita con la Fiorentina".
Il tecnico del Palermo ha voluto sottolineare la difficoltà della sfida di Bari. "Gli esami non finiscono mai, sono curioso di vedere se la squadra si ripeterà in trasferta sui livelli di Napoli, anche perchè il pubblico avversario non gioca - ha sottolineato l’allenatore rosanero - se le dichiarazioni della società su Simplicio cambiano qualcosa? Ho letto anche io di queste dichiarazioni. Per me Simplicio è un giocatore a tutti gli effetti del Palermo fino al 30 giugno. E questo discorso vale per tutti. Finchè darà il massimo per questa squadra, lui come tutti gli altri, sarà tenuto in considerazione. Non mi sembrerebbe corretto non farlo".
"Miccoli? I giocatori non sono tutti uguali. Alcuni vanno coccolati, con altri bisogna utilizzare metodi un pò più forti. Ma per me non ci sono mai stati problemi".
"Mi fa piacere comunque che abbia detto queste cose - ha sottolineato - fermo restando che le scelte le faccio io. La voglia di arrivare da parte dei giocatori giovani del Bari un modello per il Palermo? L’organizzazione, la bravura sono la base di qualsiasi squadra. Poi però da un certo punto in poi se non hai quei giocatori che ti permettono di far bene in una determinata categoria non puoi ambire a determinati obiettivi. Se uno gioca in serie C non è sfortunato: io credo nella meritocrazia, chi sta in serie A merita di starci. Altrimenti non si spiegherebbe perchè vincono sempre le stesse squadre.
Moscatiello? Sono abituato a lavorare con i giocatori che vedo. Se verrà al Palermo e lo vedrò potrò parlarne".
"Se i ragazzi della Primavera sono tenuti in considerazione? Una grande squadra non può prescindere da un grande settore giovanile. Se hai determinate qualità e conosci l’ambiente puoi dare qualcosa in più. Forse però sarebbe il caso di dare ai giovani la possibilità di confrontarsi con un campionato più competitivo di quello Primavera, ma per quanto mi riguarda se meritano non ho preclusioni.
Gli allenatori italiani sono degli eroi? Io non ho iniziato la stagione qui, quindi... Scherzi a parte, sta succedendo qualcosa di paradossale: se hai fiducia in un allenatore lo tieni a prescindere dai risultati, dev’essere la strategia a permetterti di restare su una panchina. Evidentemente abbiamo una cultura diversa rispetto ad altre nazioni: se la tua strategia è quella giusta alla fine paga, non si può condizionare un progetto dai singoli risultati. Mi piacerebbe restare in un posto per dieci anni e poter lavorare con calma".