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Fonte: Corriere dello Sport      Letta: 1641 volte      Commenti: 0
C'era una volta il mangia allenatori: Il patto tra Zamparini e Iachini
[ mercoled 7 ottobre, 2015 ore: 12:38 ]

C'era una volta il mangia allenatori: Il patto tra Zamparini e Iachini
La nuova strategia di Zamparini. Da mangia allenatori a difensore a oltranza di Iachini, da irruento patron dall'esonero facile a prudente attendista di tempi migliori. Il Palermo si smarrito, ha perso certezze, identit e sopratutto 4 partite di fila. Non era mai accaduto con Zamparini al potere, che un tecnico mantenesse il posto doto una serie cos negativa. Malesani addirittura tre stagioni fa salt senza avere neppure mai perso (3 pareggi di fila), anche Guidolin e Rossi, i tecnici pi vicenti in viale del Fante, andarono a casa dopo tre ko consecutivi, e lo stesso Cosmi che sostitu Rossi fece la stessa fine dopo 3 sconfitte in 4 giornate. Iachini invece resiste, forte di quanto ha saputo costruire, quasi dal nulla, nelle stagioni precedenti. Merita pienamente la fiducia, sia chiaro, solo un mese fa il Palermo riceveva complimenti per le tre vittorie di fila fra Coppa e campionato; ma chi era abituato a uno Zamparini fumantino forse si sar un p sorpreso.

IL VALORIZZATORE - Non c' soltato un cambiamento di carattere nelle scelta attuale di Zamparini, ma una somma di valutazioni che stavolta hanno indotto il presidente a riflettere maggiormente. Il primo dato resta la stima verso il tecnico. Iachini in questi anni ha rimesso in piedi una squadra che sembrava avviata verso il declino, dimostrandosi al tempo stesso aziendalista al mille per mille. Ha preso i giocatori che gli venivano forniti e nella maggior parte dei casi li ha rivitalizzati o resi funzionali al progetto. Oltre all'esplosione di Dybala e al rilancio di Vazquez, come dimenticare i progressi dei giovani o le trasformazioni di Morganella e Rigoni, unico acquisto espressamente chiesto dal tecnico? Spesso la riconoscenza non basta, ma Zamparini sa di contare su un allenatore adatto al suo piano societario, ovvero acquistare sconosciuti o quasi e valorizzarli per rivenderli.

PATTO E AUTOCRITICA - Al di l delle frasi di facciata, il presidente consapevole di avere toppato il mercato estivo e di avere consegnato all'allenatore una squadra rafforzata, comunque certamente migliorabile. Un nuovo allenatore ci metterebbe del tempo a raccapezzarsi e difficilmente da solo alzerebbe il valore assoluto del gruppo. Fra Iachini e Zamparini intercorso un patto: andiamo avanti cos fino a gennaio conquistando quanti pi punti possibile per non rischiare, poi sul mercato stavolta si interverr sul serio, certamente in attacco, probabilmente in altri ruoli, per esempio sulle fasce. L'allenatore si sforzer di trovare una soluzione tattica ma intatno attende la migliore condizione di parecchi elementi, Gilardino in testa, ma anche i nazionali stranieri che si sono allenati in maniera disarmonica e discontinua. Un'altra arma a suo favore l'atteggiamento della squadra. Lo spogliatoio segue ancora Iachini.

IL FATTORE ECONOMICO - C' anche un'altra realt da sottolineare. Zamparini, lo riconosce lui stesso, ha drasticamente ridotto il suo intervento economico nel calcio. Le cessioni eccellenti, 40 mln di euro incassati da Dybala e Belotti, sono andate a ripianare i debiti pregressi derivanti ancora dalla caduta in B con stipendi elevati, e sopratutto le tante rescissioni di contratto (Terzi, Della Rocca, Di Gennaro, Troianello) che sono costate denaro contante sull'unghia. Le spese sono ridotte al minimo e Iachini ha un contratto piuttosto pesante, 850.000 euro l'anno fino al 2016 con una opzione di rinnovo che al momento congelata. Licenziarlo vorrebbe dire pagare a vuoto lui e lo staff e allo stesso tempo raddoppiare il costo per prendere un nuovo tecnico. Zamparini preferisce aspettare e, se proprio deve spendere, lo far sul mercato, magari cedendo contemporaneamente qualche elemento ben valutato (non Vazquez per), per garantirsi una squadra pi solida che Iachini possa condurre alla salvezza. Con queste premesse, Beppe al momento resta fermo al suo posto.

di Paolo Vannini - Corriere dello Sport

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