Palermo, una squadra malata di...nostalgia[ martedì 23 agosto, 2011 ore: 11:21 ]A cinque giorni dall’inizio del campionato al Palermo manca una
componente essenziale per qualsiasi grande impresa: l’entusiasmo. E dire
che la nuova stagione era iniziata sull’abbrivio di quel fantastico
esodo di Roma: quei quarantamila fans rosa avrebbero dovuto dare una
carica straordinaria a tutto l’ambiente. Ma così non è stato, perché
proprio a Roma s’era chiuso un ciclo e nessuno l’ha capito. Il ciclo di
Rossi e di tanti altri rosa, i quali aspettano ancora una chiamata che
non arriva. Si avverte la sensazione che siano in attesa e questo non fa
bene alla squadra.
Tuttavia siamo convinti che nel calcio
l’entusiasmo sia la cosa più facile da “compare”. Spesso è anche gratis.
Basterà vincere due partite di fila perché Zamparini torni ad essere il
presidente più amato. Pioli il miglior successore possibile di Rossi,
tutti i calciatori fenomeni senza paragoni. Nulla è più volubile dello
stato d’animo e dei giudizi dei fans, falchi o colombe che siano.
Perché
il Palermo provi a vincere un paio di partite di fila occorrono però
precise condizioni. Prima: che il nuovo tecnico sia lasciato in pace,
che possa lavorare sul suo calcio provando a dare un’anima a questo
gruppo ancora senza leader. Che provi a ridisegnare ruoli e compiti dopo
più di un mese di sterili tentativi. Abbiamo la sensazione che molti
rosa, accecati ancora dalla nostalgia, non l’abbiano ancora imparato ad
apprezzarlo. E che Pioli nei loro confronti usi eccessivi riguardi. Non
dimentichi Pioli che il Palermo nonostante due grandi stagioni, non ha
ancora vinto nulla.
Seconda condizione: che venga definito
l’organico. Via chi ritiene di aver dato il meglio di sé a Palermo. Chi
per motivi più o meno validi cerca altrove nuove esperienze.
L’appagamento è contagioso e in questo gruppo ci sono giovani come
Zahavi, Pisano o Mantovani che possono crescere solo se circondati da
positività, anzi come abbiamo detto all’inizio di “serenità”.
A
chi andrà via (Bovo, forse anche Cassani) il ringraziamento per anni
indimenticabili e l’augurio di fare altrettanto bene altrove. Via anche
chi non è nei piani di Pioli, con due sole competizioni da disputare un
organico troppo ampio può essere causa solo di malcontenti. Peraltro, un
paio di arrivi c saranno. Il portiere ed un centrocampista di qualità
in un reparto di buoni marcatori e cursori.
Infine, a nostro modo
di vedere, questo Palermo ha bisogno di un simbolo, di qualcuno in cui
identificarsi e in cui credere. Qualcuno di assoluta fedeltà che non si
senta di passaggio e questo qualcuno non può essere che Fabrizio
Miccoli. Ha solo trentadue anni, ha scelto Palermo, non avrà i novanta
minuti sulle gambe per tutte le gare ma anche contro il Fenerbahce ha
dimostrato di poter fare la differenza. Ma perché Miccoli torni ad avere
un ruolo centrale, perché non sia un capitano di scorta, sarà
necessario che Pioli riprenda in considerazione lo schieramento con due
punte.
Operazione ardua ma possibile anche per tenere sulla corda i trequartisti che domenica sera non hanno brillato per continuità.
A
cinque giorni dall’inizio del campionato tante questioni restano
aperte, tanti dubbi da sciogliere ma anche una certezza: questo Palermo
non vale meno di quello dello scorso anno (non c’è Pastore ma la difesa è
più forte con Silvestre, Pisano, Cetto e Mantovani), deve solo provare a
crederci.
Carlo Brandaleone